SOS dispersione scolastica: i numeri, e i rimedi, di un triste fenomeno italiano

Il tema dell’istruzione è assolutamente rilevante per qualsiasi paese, dato che, grazie ad essa, viene formata la futura classe dirigente. Ogni nazione, di conseguenza, ha l’obbligo morale di mettere nelle migliori condizioni possibili i giovani, al fine che gli stessi possano compiere un adeguato percorso di studi. Evitare che i ragazzi abbandonino la scuola, di conseguenza, è un altro obiettivo prioritario di qualsiasi istituzione nazionale o continentale: essa rappresenta l’unico luogo dove poter apprendere, crescere e acculturarsi, con enormi benefici nel prosieguo della vita di ciascun studente.

Dispersione scolastica, un tema scottante per il nostro paese

Un tema molto delicato, di conseguenza, riguarda la dispersione scolastica, che tocca quei soggetti, fra i 18/23 anni, che hanno conseguito soltanto un titolo scolastico di I grado, l’equivalente della nostra scuola media inferiore. Una problematica che sta particolarmente a cuore all’intera Unione Europea, al punto che Bruxelles si è prefissato di ridurla sotto la soglia del 10% nei prossimi dodici mesi.

Un obiettivo che sembra alla portata, ma che differisce sensibilmente se consideriamo i singoli paesi membri. Secondo quanto riportato dall’Eurostat, nell’ultimo quinquennio la dispersione scolastica europea è calata dal 12 al 10,7%, un trend che continua inesorabilmente a consolidarsi, con differenze tangibili. E l‘Italia, purtroppo, si conferma una delle maglie nere, fra i cinque paesi europei col maggior tasso di dispersione scolastica.

Se qualche anno fa, infatti, il Belpaese sembrava riuscire a diminuire, costantemente, il trend giovanile di abbandono agli studi, oggi si registra un pericoloso cambio di rotta. Già il dato, di per sé, è particolarmente preoccupante se paragonato a quello medio europeo: il 14,5% dei nostri giovani non completa un percorso di studio secondario. Un dato certamente migliore rispetto a quindici anni fa, quando la dispersione scolastica si attestava attorno al 20%, ma che è in leggero aumento rispetto a soli ventiquattro mesi fa.

Un dato che dovrebbe far riflettere le istituzioni del nostro paese, a maggior ragione se si volge lo sguardo alla differente mappatura di questo fenomeno del quale andare poco fieri: delle sei regioni con la maggior dispersione scolastica, cinque sono del Mezzogiorno (Sicilia, Sardegna, Puglia, Campania e Calabria), alla quale si affianca la Valle d’Aosta.

Dispersione scolastica implicita: il metodo di studio la può considerevolmente abbassare

La dispersione, però, non è l’unico problema della scuola italiana. Il raggiungimento di un diploma, infatti, spesso non coincide con l’acquisizione di sufficienti competenze, che possano dar modo al ragazzo di inserirsi adeguatamente nella società e nel mondo del lavoro. Competenze, oltretutto, che spesso possono essere definite basiche, al punto che. qualora non venissero raggiunte, vengono considerate come “dispersione scolastica implicita”.

A supportare questa tesi sono stati alcuni test effettuati dall’INVALSI, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione. In queste prove, suddivise in base al percorso scolastico ed alle discipline studiate, sono emersi dei dati raggelanti: uno studente su tre di quinta superiore, ad esempio, non raggiunge la sufficienza in letteratura, oltre ad uno sbalorditivo 50% che non è in grado di comprendere un testo. Un dato che viene confermato anche dagli studenti di matematica: due su cinque non raggiungono la sufficienza.

Al tirar delle somme, l’INVALSI ha fatto notare come, nel nostro paese, esista un numero elevato di ragazzi che, pur essendo giunti al conseguimento di un titolo di studio secondario, non posseggono le competenze richieste per ottenere il diploma della scuola media inferiore.

Una considerazione che dovrebbe far riflettere, attentamente, chi si occupa di istruzione: da una scuola prettamente nozionistica, come storicamente è quella italiana, bisogna passare ad una più concreta e dinamica, che possa rendere più interessante il percorso di studi a chi lo affronta. Insegnare, ad esempio, come migliorare il proprio metodo di studio, può rappresentare un primo passo fondamentale per agevolare gli studenti nell’apprendimento, al di là di ciò che viene meramente riportato sui testi scolastici.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *