Il cervello controllato con gli ultrasuoni: lo studio sulle scimmie dà ottimi risultati

Gli scienziati hanno fatto un esperimento sulle scimmie. Attraverso gli ultrasuoni hanno la possibilità di controllare la loro mente.

Lo studio

Per lo studio, i ricercatori hanno fatto partecipare una coppia di scimmie macaco a un test visivo. Il test serviva per indagare sul processo decisionale di base.

Le scimmie sono state indotte a guardare un bersaglio al centro di uno schermo. Dopodiché le hanno messe davanti ad un secondo e ad un terzo bersaglio.

In genere, i macachi e altre scimmie si concentrano a guardare l’oggetto che appare per primo. Ma i ricercatori sono stati in grado di alterare la tendenza spontanea. Hanno diretto le onde ultrasoniche a bassa intensità nei campi oculari frontali delle due scimmie, per far guardare loro il bersaglio che volevano loro.

Brevi impulsi a ultrasuoni a bassa intensità hanno influenzato le decisioni delle scimmie su quale obiettivo scegliere. Gli effetti sono stati sostanziali, portando a una distorsione 2: 1 nelle scelte rispetto alla proporzione bilanciata predefinita.

Gli impulsi ultrasonici

Ciascuno degli impulsi ultrasonici ha avuto una durata 300 millisecondi ed è stato applicato poco prima che il primo bersaglio secondario apparisse sui lati dello schermo. Gli impulsi provocano la vibrazione del tessuto cerebrale e il fuoco dei neuroni, alterando le sequenze neuronali nella regione cerebrale bersaglio.

Quando i ricercatori hanno diretto le onde ultrasoniche sulla corteccia motoria della scimmia, che non controlla i movimenti oculari o il processo decisionale delle scimmie, le scelte visive delle due scimmie hanno avuto un cambiamento radicale.

Sebbene siano necessari molti più test della tecnologia e del suo potenziale, gli scienziati stimano che la manipolazione ultrasonica del cervello potrebbe alla fine essere utilizzata per studiare e trattare i disturbi del processo decisionale nell’uomo.

Ci sono ottime opportunità di applicare la neuromodulazione ad ultrasuoni per modulare il comportamento di scelta non invasiva nell’uomo, con prime applicazioni volte a determinare l’insieme di circuiti coinvolti in un determinato contesto.