Codici a barre, indispensabili per poter vendere prodotti su Amazon e eBay

Il mondo è letteralmente cambiato nel corso degli ultimi vent’anni. E a dare una forte accelerata al cambiamento degli usi e costumi dei cittadini di tutto il mondo, è stata senza alcun dubbio la grande rete telematica. Internet, al giorno d’oggi, è diventato il fedele compagno di ogni singolo soggetto, che grazie ad esso può tenersi informato in tempo reale, chattare e videochiamare con persone di qualsiasi angolo del nostro pianeta.

La rivoluzione digitale, però, ha riguardato, in primis, le modalità con le quali i consumatori acquistano beni e servizi. Ed il successo del mondo dell’e-commerce, ne è il più fulgido esempio, L’evento pandemico, oltretutto, non ha fatto altro che dare un’ulteriore spinta a questo settore, che si è dimostrato, in molti casi, l’unica modalità per acquistare beni o servizi, al di là di quelli considerati “indispensabili”.

Quali sono i codici a barre da utilizzare per vendere su eBay e Amazon

Non c’è da stupirsi, di conseguenza, se molti utenti, anche in maniera “amatoriale” o come fonte alternativa di reddito al proprio stipendio, decidano di aprire un proprio account sui principali marketplace come eBay o Amazon. Quando si opta per questa soluzione, non tutti sono a conoscenza del fatto che, al pari di quanto avviene nel mondo del commercio tradizionale, sia indispensabile utilizzare i codici a barre.

Essi sono univoci ed identificano i prodotti messi in vendita su tutti i principali marketplace del mercato, dove – oltre ai già citati eBay e Amazon – sono presenti anche altri “pesi massimi” del settore come Alibaba e Google Shopping. È importante sottolineare come le differenti tipologie di prodotti comportino, giocoforza, la creazione di differenti codici a barre, in quanto ciascuno di essi riguarda un determinato tipo di prodotto.

Affidarsi ad un professionista del settore, in grado di fornire i annunci donne sole napoli legalmente riconosciuti, è assolutamente indispensabile: tutti le piattaforme di e-commerce, infatti, non accettano codici a barre gratuiti e non registrati. Il caso più eclatante, in tal senso, arriva direttamente dal leader indiscusso del comparto: Amazon verifica ogni singolo codice a barre e, qualora fosse sprovvisto di tutti i requisiti del caso, non consente all’utente di poter mettere in vendita il prodotto.

Codice EAN 13: cosa identifica nello specifico?

Quando si effettua qualche modifica sul prodotto, è indispensabile produrre un nuovo codice per tutte le variazioni avvenute. Qualora il prodotto si trovasse nei magazzini di Amazon, l’utente deve obbligatoriamente fornire un codice a barre con stampa digitale, se invece la spedizione viene effettuata dopo aver ricevuto un ordine dalla stessa Amazon sarà sufficiente il solo numero di codice a barre.

Il codice EAN 13, quello necessario per vendere sul web, è composto da un codice di tredici cifre che identificano in modo univoco il prodotto. Le cifre presenti servono ad identificare l’azienda produttrice, lo stato di provenienza e la referenza del prodotto. Le tredici cifre dell’EAN sono così composte: le prime nove identificano il prefisso aziendale; dalla decima alla dodicesima cifra viene accertato il codice prodotto; l’ultima cifra equivale al CIN, ovvero la cifra di controllo.

Il codice EAN, acronimo di European Article Number, è in vigore sia in Europa che in Giappone, mentre negli stati di madre lingua inglese è utilizzato il codice UPC (Universal Product Code). Quest’ultimo fu il primo codice a barre presente sul mercato, ideato nell’ormai lontano 1973 negli Stati Uniti d’America. Il Vecchio Continente, ricalcando quanto avveniva oltreoceano, ideò dei codici a barre nel 1974, arrivando, tre anni più tardi, ad istituire l’European Article Association, la cui eredità, de facto, è stata presa dall’attuale EAN.