Cinque cose da sapere prima di acquistare semi di cannabis

I semi di cannabis sono un prodotto che, negli ultimi anni, ha conquistato un’ampia popolarità. A contribuire a ciò ci ha pensato senza dubbio la Legge 242/2016, che ha di fatto reso legale la cannabis depotenziata caratterizzata da un basso contenuto di THC, pari allo 0,2% massimo. Nonostante siano passati diversi anni da allora, quando si parla dei semi ci sono ancora diverse incertezze da parte di chi sceglie di acquistarli. Alla luce di ciò vediamo, nelle prossime righe di questo articolo, cinque cose che bisogna assolutamente sapere prima di comprarli.

Attenzione ai falsi miti

Come in tutti gli ambiti, anche nel mondo dei semi di cannabis esistono dei luoghi comuni ai quali è bene fare attenzione. Tra i falsi miti in questione rientra la possibilità di distinguere i semi di sesso femminile – preferiti rispetto a quelli di sesso maschile per via della loro capacità di produrre cime – dalla presenza di una depressione molto netta situata nella parte inferiore. Bene: non c’è nulla di vero! Sono solo due i modi per avere la certezza di trovarsi davanti a un seme di sesso femminile. Il primo vede in primo piano il focus sui fiori. Il secondo, invece, prevede il fatto di chiedere informazioni al proprio rivenditore di fiducia, sia online sia offline.

Il fatto di essere principianti non è un grande ostacolo

Quando si parla di coltivazione dei semi di cannabis, il fatto di partire da zero – o quasi – non è affatto un ostacolo insormontabile. In questi frangenti, infatti, si può scegliere di comprare semi di cannabis con peculiarità autofiorenti. Quando li si chiama in causa, si inquadrano semi non fotoperiodici – il che implica il fatto di non dover investire in attrezzature di illuminazione particolarmente complesse – che raggiungono altezze contenute. In virtù di quest’ultima peculiarità, possono essere coltivati con discrezione anche in balcone. L’unico accorgimento tecnico da considerare riguarda il fatto di evitare di rinvasarli troppo.

La prova del galleggiamento

Se si ha intenzione di ottimizzare al massimo i risultati del proprio raccolto, è bene sapere che esiste una tecnica in grado di fornire un valido polso relativamente alla qualità dei semi. Si tratta della famosissima e altrettanto semplice prova del galleggiamento. Basta prendere un po’ d’acqua – meglio se distillata – immergervi i semi e controllare come si comportano dopo un paio d’ore. Quelli che rimangono a galla sono di qualità generalmente scarsa. Quelli che vanno a fondo, invece, sono considerati perfetti per essere messi a dimora nel terreno e fatti germinare.

Seme troppo morbido al tatto? Meglio di no!

Quando ci si approccia da zero al mondo dei semi di cannabis è meglio evitare, se possibile, di focalizzarsi su quelli eccessivamente morbidi al tatto. In questo caso, la durezza è un importante indice di qualità.

I semi di cannabis sono commestibili

I semi di cannabis sono anche commestibili. Quando li si chiama in causa, è bene ricordare che, in questo caso, la definizione super food è data a ragione. Parliamo infatti di straordinarie fonti di proteine ad alto valore biologico. Proseguendo con l’elenco degli altri nutrienti che apportano, un doveroso cenno va dedicato alla presenza di grassi polinsaturi omega 3 e omega 6. Questi ultimi, noti per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, sono benefici anche per l’umore e per la memoria.

Un’altra nemica giurata dei radicali liberi che possiamo trovare nei semi di canapa è la vitamina E. In virtù della sua presenza, il prodotto a cui stiamo dedicando queste righe è spesso chiamato in causa come ingrediente di trattamenti cosmetici finalizzati al controllo dei segni di invecchiamento precoce.

Concludiamo rammentando che i semi di cannabis commestibili sono privi di effetti psicoattivi.