Gli scienziati hanno studiato il modo in cui i paleolitici illuminavano le loro caverne

L’illuminazione artificiale era una risorsa fisica cruciale per l’espansione di complessi comportamenti sociali ed economici in gruppi di esseri umani paleolitici. In una nuova ricerca, gli scienziati hanno caratterizzato qualitativamente e quantitativamente tre sistemi di illuminazione – torce, lampade portatili a grasso e caminetti – utilizzati durante il periodo paleolitico per entrare nelle profondità delle grotte.

Nel nuovo studio, gli scienziati hanno utilizzato prove archeologiche di resti di illuminazione trovati in diverse grotte paleolitiche con arte rupestre nell’Europa sudoccidentale per replicare sperimentalmente i sistemi di illuminazione artificiale presumibilmente utilizzati dagli abitanti delle caverne umani.

I ricercatori hanno condotto i loro esperimenti nella grotta di Isuntza I nei Paesi Baschi, in Spagna.

La loro illuminazione replicata si basava il più possibile su prove archeologiche trovate in simili grotte paleolitiche e comprendeva cinque torce replicate (realizzate in modo variabile con resine di edera, ginepro, quercia, betulla e pino), due lampade in pietra che utilizzavano grasso animale (midollo osseo di mucca e cervo), e un piccolo camino (legno di quercia e ginepro).

Hanno scoperto che i diversi sistemi di illuminazione avevano tutti caratteristiche diverse, suggerendo la loro probabile selezione e utilizzo in contesti diversi.

Le intuizioni pratiche e le osservazioni ottenute dalle loro repliche sperimentali sono inestimabili per una comprensione più profonda di come potrebbe essere stato accedere alle parti più buie delle grotte abitate, soprattutto per creare arte, e sottolineare che i futuri studi sull’illuminazione sperimentale saranno utili nel continuare a svelare le attività dei nostri antenati nelle loro caverne. L’illuminazione artificiale è stata una risorsa fisica cruciale per l’espansione di complessi comportamenti sociali ed economici nei gruppi paleolitici, in particolare per lo sviluppo delle prime esplorazioni paleospeleologiche e per l’origine dell’arte nelle grotte